La Ballerina di Mirò

Nell’ambito della pittura surrealista, Joan Mirò è uno degli esponenti più importanti e interessanti. Attento innovatore, il pittore predilige l’accostamento di colori puri, la semplicità delle forme, l’istintività della composizione, abolendo le costruzioni prospettiche a favore di una dimensione legata all’onirico, all’immaginazione, al mondo psichico.

Al pittore non interessa una rappresentazione realistica ma una resa simbolica del reale, una sua trasfigurazione che a tratti può apparire assurda, bizzarra, fuori dalle righe. Così, la “ballerina” diventa una meravigliosa forma simbolica, istintiva, immediata che esprime la vivacità della vita, il suo dinamismo, la meraviglia del movimento vitale.

Ballerina - Joan Mirò (1925)
Ballerina – Joan Mirò (1925)

Uno dei lavori più noti di Mirò è appunto questo: “Ballerina II”. Risale al 1925 ed è una delle immagini più poetiche dell’artista surrealista.

Il blu oltremare, acceso, denso e saturo invade la tela, mentre i cerchi punteggiati rendono l’idea del movimento, convogliando in una spirale ascendente. La ballerina al centro della riflessione dell’artista è qui resa attraverso una forma circolare che evoca la testa, collegata al cuore rosso intenso da una sottile linea. I piedi sono minuscoli, stilizzati, e sembrano quasi delle figure di valore prese in prestito dalla notazione musicale. Alla base di questo lavoro pittorico c’è un episodio derivato dalla vita dell’artista, il quale trascorreva le vacanze di Natale a Barcellona, dove aveva avuto modo di osservare una ballerina particolarmente famosa in un locale. Da questo incontro nasce l’idea di trasferire sulla tela un simbolo importante, quello della danza, attraverso la sua protagonista per eccellenza. Questo lavoro segna anche l’inizio di una stagione artistica molto importante per l’artista.

Siamo di fronte a un’opera surrealista, in altre parole, a un lavoro che non ha come principale intento quello della mimesi della natura ma un’esplorazione acuta e accurata del mondo del sogno, della mente, del cuore, reso in un linguaggio che sembra ravvivato da uno stupore quasi infantile. La danza è nel movimento espresso da queste forme e nella loro associazione. Se utilizzassimo proprio l’istinto, e abbandonassimo per un attimo il piano più razionale della nostra vita cognitiva, ci renderemmo conto che l’immagine simbolica, archetipica, stilizzata sino all’estremo, scomposta nei suoi minimi termini è davvero la trasposizione sul piano formale di una figura di danzatrice e che le emozioni trasmesse dai colori, dalle linee, dai contrasti sono proprio quelle del movimento, del ballo, del dinamismo. Queste forme simboliche, semplici, archetipiche bastano da sole a suggerirci questa idea della danza e non servono altri attributi, orpelli, e altri elementi decorativi all’interno di questo meraviglioso linguaggio che confluisce nella definizione di “surrealismo”.

Il rosso è colore per eccellenza della passione, della vita emotiva, e non è un caso se il pittore abbia deciso di metterlo così in evidenza rendendolo protagonista. Il cuore attiva il movimento di questa danzatrice. L’opera è tra i lavori più riprodotti di tutti i tempi, e forse, uno degli esempi più riusciti di trasfigurazione simbolica del reale. La danzatrice pur non essendo dipinta attraverso forme realistiche si mostra nella sua essenza più istintiva, musicale, e potremmo quasi affermare che tale essenza coincida proprio con l’idea del movimento nella sua accezione più autentica e immediata.

La Ballerina di Mirò ultima modifica: 2015-04-04T09:00:45+00:00 da luca

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