Svolgere attività con il proprio bimbo: l’utilità del babywearing

Svolgere delle attività portando con sé il proprio bambino in fasce, marsupi o altri supporti appositi: ne avrete certamente sentito parlare o lo avrete visto. Esistono corsi di movimento e danza per bebe, ma anche attività all’aperto come camminate o escursioni che le mamme (e perché no anche i papà) possono svolgere con i propri bambini letteralmente “legati a sé”. Inoltre è diventata una pratica quotidiana e non è difficile vedere per strada mamme che anziché spingere il passeggino trasportano il neonato sul proprio corpo. Ma si tratta di una pratica nuova? E ha realmente dei vantaggi o può essere scomoda soprattutto per il piccolo?

In realtà il babywearing, come viene chiamato in inglese l’utilizzo di fasce o marsupi per trasportare i bambini, è una pratica antica, l’unica possibile fino alla metà del 1700, cui risale l’invenzione della prima carrozzina in Francia. Si tratta inoltre di un sistema universale che richiama le abitudini di molti primati, con le femmine che si muovono con i propri piccoli aggrappati alla pelliccia.
Il babywearing presenta molti vantaggi, legati soprattutto ai benefici dati dal contatto diretto del corpo del bambino con quello della madre: secondo molti pediatri, infatti, tale contatto rassicura il bambino:

  1. portandolo a crescere più fiducioso ed indipendente
  2. concilia il sonno
  3. e previene le coliche gassose.

È stato notato inoltre che i bambini a contatto con la pelle della mamma si termoregolano grazie ad un processo chiamato “sincronia termica”: stessa cosa accade anche per il respiro ed il battito cardiaco. È sempre il contatto pelle a pelle, poi, che porta la mamma a produrre una maggiore quantità di ossitocina, il che aumenta la produzione di prolattina e dunque quella di latte.
Un altro beneficio da non tralasciare è che la mamma, avendo il suo bambino a contatto, è in grado di comprendere meglio ed in modo più immediato i suoi bisogni e tale reattività aumenta di certo l’autostima e la competenza del genitore.
Non meno importante è l’aspetto della praticità: non solo la mamma può svolgere dell’attività fisica senza dover allontanarsi dal suo bambino, ma anche i gesti della vita quotidiana possono essere compiuti con maggiore praticità.

Il babywearing si può fare da zero a tre anni all’incirca, ma ovviamente ci possono essere delle variazioni a seconda delle esigenze tanto del bambino quanto del genitore. Per scegliere il supporto migliore è opportuno però informarsi bene e prestare molta attenzione: esistono anche supporti, infatti, soprattutto quelli con il bambino rivolto verso l’esterno, che costringono il piccolo a prendere una posizione poco naturale, con la colonna vertebrale piegata e le gambe penzoloni. I supporti dovrebbero invece assecondare la fisiologia del bambino e anche del portatore. La posizione più corretta è la cosiddetta pozione ad M, ovvero con la schiena un po’ curva e le ginocchia divaricate, più alte rispetto al sedere.

Proponiamo qui un piccolo elenco dei tipi di supporto fra i quali i genitori possono scegliere:

  • Fascia elastica: si tratta di una fascia in jersey di cotone, lunga 50 cm e alta 70. Può sostenere in maniera ottimale fino a 8 kg e consente di trasportare solo “pancia a pancia” con legature fino a tre strati;
  • Fascia di tessuto: si tratta di un telo che può essere al 100% di cotone o cotone misto a lino, seta, lana. Si tratta probabilmente del supporto più duraturo, che va bene sin dalla nascita e per tutto il percorso del babywearing;
  • Marsupio strutturato: si tratta di un marsupio che rispetta la fisiologia del bambino, con fibbie e cinturoni. È adatto a bambini che sostengono la seduta, quindi fra i 6 e i 7 mesi, e può essere usato sia davanti sia sulla schiena;
  • Mei tai: ovvero una via di mezzo tra il marsupio strutturato e la fascia. Può essere utilizzato dai 3-4 mesi, quando il bambino è in grado di sostenere la testa, ed è sia per “pancia a pancia” sia per la schiena;
  • Fascia ad anelli: è una fascia che si può portare soltanto sul fianco, di conseguenza è un supporto che scarica il peso nella maniera non più adeguata, perché non ben distribuito. Non è consigliato dunque per svolgere attività fisiche lunghe o più faticose, ma è utile quando il bambino vuole salire e scendere con frequenza.

Gli esperti ci tengono a sottolineare che non esiste un supporto giusto per tutti: ogni bambino ed ogni genitore ha le proprie esigenze. Per questo può essere utile rivolgersi a persone competenti prima di acquistare ed utilizzare uno di questi supporti. Esistono inoltre numerose guide online per indirizzare nella scelta ed insegnare l’utilizzo corretto.

Il babywearing è certamente la scelta ideale per le mamme che vogliono dedicarsi del tempo senza allontanarsi nemmeno un istante dal proprio cucciolo: esistono corsi per ascoltare la musica insieme, per cantare, camminare nella natura e, come sappiamo, anche per ballare o praticare una leggera ginnastica rigenerante. Di certo le mamme, portando i propri bambini, si sentiranno più sicure e meno egoiste nello svolgere un po’ di sana attività fisica fondamentale per il proprio benessere.

Svolgere attività con il proprio bimbo: l’utilità del babywearing ultima modifica: 2019-02-04T12:19:10+00:00 da luca

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