Il romanticismo e il balletto classico

L’Ottocento è il secolo del Romanticismo, ovvero, quel movimento culturale che si manifesta in diversi linguaggi artistici in area europea conferendo un ruolo primario all’espressione del sentimento e del mondo emotivo che dimora in ogni essere umano.

Il sogno, l’inconscio, la nostalgia per il passato da una parte, il senso di appartenenza alle radici storiche e la stessa nozione di popolo dall’altra, sono i concetti che emergono dalle manifestazioni culturali del periodo. Sono questi i concetti chiave per comprendere quello che accade anche nel mondo della danza europea di età romantica.

Maria Taglioni
Maria Taglioni con costume di scena in un’opera di Alfred Edward Chalon, litografia, 1830 ca..

Più precisamente, esiste un termine utilizzato molto spesso quando si parla della grande diffusione del ballo in questo secolo ed è “ballettomania”. Proprio in questo momento storico, il balletto classico si trasforma in un fenomeno culturale piuttosto seguito e amato dal pubblico. Le forme più diffuse sono il balletto storico, il balletto eroico e quello tragico. I centri propulsori di questa sperimentazione sono Parigi, Vienna e Mosca. Nascono scuole di danza classica più vicine al concetto moderno, come avviene a Mosca nel 1805 con l’apertura del teatro Bolshoi, e si delinea gradualmente la figura professionale del coreografo.

Eppure, com’è facile intuire, la rivoluzione francese del secolo precedente aveva avuto un impatto notevole sulla vita artistica europea. Sono molti artisti come Jean Georges Noverre, maestro di ballo dell’Opéra, costretti a proseguire la loro carriera altrove, soprattutto in Inghilterra, sotto l’urto della rivoluzione. Personalità come Noverre sono particolarmente importanti per comprendere gli sviluppi del balletto. Le sue idee innovative vengono recepite da un italiano, Salvatore Viganò, che le approfondisce e concretizza nella prima metà del secolo.

I balletti di Viganò rappresentano uno spettacolo unico, in cui gli aspetti tecnici coesistono con quelli più drammatici ed emotivi. Appunto, l’azione è espressa attraverso il linguaggio della danza, in una formula di balletto che già anticipa gli sviluppi di quello pienamente romantico, il cosiddetto “coreodramma”.

Sempre nell’Ottocento, la ballerina Maria Taglioni danza sulle punte per la prima volta nel balletto “La Silphide” dando il via alla storia di un simbolo della danza classica e della moda. Lo spettacolo interpretato dalla Taglioni è una forma rappresentativa di quelli che sono i valori che ispirano la scrittura e l’ideazione artistica del balletto ottocentesco. Le storie d’amore romantiche, la tragedia, le avventure vissute dai protagonisti di questi drammi, la ricerca di un’identità trovano un terreno fertile nella sensibilità del pubblico e si uniscono a uno studio maggiore sulle potenzialità espressive del corpo, come strumento al servizio della narrazione.

Quando si pensa al balletto per eccellenza viene immediatamente in mente il territorio culturale dell’area russa dove gli zar si mostrano particolarmente interessati al mondo della danza. Qui, Enrico Cecchetti trasferitosi dall’Italia in Russia, diventa Maestro della Scuola di Danza Imperiale, e si occupa della formazione di un’intera generazione di danzatori tra cui la celebre Anna Pavlova.

Altri simboli indiscussi del repertorio russo romantico sono innegabilmente lo “Schiaccianoci” e “Il lago dei cigni”, due balletti amati ovunque, e che è impossibile non aver mai sentito, ascoltato per le meravigliose musiche, o guardato anche solo in parte. Appunto, è il maestro Marius Petipa a creare con il musicista Piotr Il’ic Ciaikovski questi balletti alimentando una stagione importantissima per la storia della danza e della scuola russa.

Il romanticismo e il balletto classico ultima modifica: 2015-06-07T11:30:30+00:00 da luca

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