Marinetti e il Manifesto della danza futurista

Fortunato Depero - Rotazione di ballerina
Fortunato Depero, Rotazione di ballerina e pappagalli.

Era il 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti, padre del futurismo, scriveva il celebre Manifesto del Futurismo, pubblicato da Le Figaro di Parigi nel febbraio dello stesso anno.

Si trattava di un documento fondamentale per comprendere l’essenza del movimento futurista che in quegli anni si esprimeva attraverso i linguaggi delle arti visive rivoluzionando la tradizione. Era presente nella poesia, nella pittura, scultura, architettura, persino nella musica, e finì com’è semplice intuire anche per segnare in parte la storia della danza moderna.

Il campo della danza era fortemente segnato dalla tradizione, dalle fondamentali premesse teoriche del passato e dal balletto. Eppure qualche anno più tardi alla pubblicazione del Manifesto, Marinetti dedicò un altro manifesto a questo linguaggio per sua natura dinamico, espressione del movimento dell’esistenza universale.

Non è un caso se la sensibilità del teorico restò colpita dal mondo della danza che è tra tutti i canali espressivi quello più legato al ritmo, all’affermazione dell’essere nello spazio e nel tempo, alla forma corporea che si armonizza alla velocità dell’esecuzione sonora.

La danza raccontata da Marinetti nel manifesto è dunque un concetto che ben si collega alla “dinamica simultanea” dell’esistenza dei tempi moderni.

Il corpo del danzatore finiva così per imitare i movimenti delle macchine ispirato dalle “musiche” o meglio, dai “rumori organizzati” e dagli intonarumori. Gli intonarumori erano degli strumenti particolari ideati dal futurista Russolo, il quale spinse al limite il concetto di suono, rompendo con la tradizione, ormai superata e inefficace per comprendere ed esprimere la natura della contemporaneità.

Dunque, il futurismo è stato il movimento culturale che più si è addentrato nel campo della sperimentazione sonora e artistica ispirandosi al concetto di modernità, progresso e rivoluzione. La danza, come tutte le arti diventava espressione privilegiata di questi elementi caratteristici della vita moderna, della sua dinamicità, dei progressi tecnologici, scientifici della nuova civiltà che si andava affermando e che trovava nell’arte un mezzo di divulgazione, propaganda e sperimentazione.

La macchina era al centro di queste riflessioni trasformandosi in emblema di azione e sviluppo dinamico, tanto da essere messa sul piano della Nike di Samotracia, celebre scultura greca di età classica, e da essere addirittura in grado di superarla in bellezza. L’esempio scultoreo con i suoi panneggi, le vesti mosse dal vesto, tutta colta nel suo irrompere nello spazio, non poteva non colpire il genio di questi artisti contemporanei.

Le pitture diventarono forme in movimento, le sculture erano emblema della molteplicità dei punti di vista e sembravano colte nel loro moto, anche le scenografie vennero influenzate da queste riflessioni e diversi futuristi, come Giacomo Balla, furono autori di scenografie per balletti. Giacomo Balla ad esempio ideò la scenografia per Feu d’artifice di Stravinskij integrandovi forme simboliche dell’infinito, spirali, onde, luci, razzi illuminati e musiche nuove.

Balla - fuochi d'artificio
Balla – Parte di scenografia fuochi d’artificio

A proposito di musiche, la danza futurista non poteva dunque ispirarsi al mondo della danza classica e delle forme sonore del passato, al concetto di armonia classica e di strutture compositive affermate, ma a quello nuovo delle macchine, e pertanto entrarono in gioco vere e proprie orchestre di intonarumori anziché strumenti.

Marinetti e il Manifesto della danza futurista ultima modifica: 2015-07-03T08:00:16+00:00 da luca

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