Le vertigini della danza verticale

La danza verticale è qualcosa di più di un altro modo per intendere il ballo. É in effetti una fusione fra discipline diverse, in particolare la danza, il circo e l’acrobatica, unendovi una riflessione importante sul ruolo dello spazio attorno al corpo e, in particolare, al ruolo dell’architettura.

Una performance di danza verticale è qualcosa di affascinante e allo stesso tempo surreale. Essa ribalta il piano dell’azione coreutica e utilizza tutto ciò che è verticale per accompagnare il movimento del corpo: facciate di edifici, teatri, chiostri, fabbriche, torri, colonne, alberi. Ogni elemento che abbia un’elevazione verticale è quindi un potenziale palcoscenico. Il rapporto con lo spazio e con lo spettatore subisce un brusco cambiamento di senso e viene adattato ad una logica compositiva che non è quella delle tipiche dimensione del piano scenografico – destra, sinistra, avanti, indietro – ma quella della proiezione gravitazionale – sopra, sotto, alto, basso.

L’ideatore ufficiale di questa danza è Trisha Brown, una coreografa che già negli anni ’70 fa muovere i propri danzatori sulle superfici verticali di molti edifici, in particolare i grattacieli – per il forte senso prospettico che forniscono – ma anche sui tronchi degli alberi di parchi e boschi. L’idea era quindi anche quella di integrare danza e spazialità, relazionando il movimento con l’architettura o l’ambiente naturale in modo molto più marcato di quanto sia possibile fare su un palco “normale”. O, almeno, in modo molto più scenografico.

trisha

Il danzatore, per poter compiere questo miracolo gravitazionale, è assicurato alla sommità della parete da una resistente corda (non dissimile da quelle che si usano in alpinismo) che lo trattiene grazie ad una speciale imbragatura attorno al bacino. Il sistema gli permette di bilanciarsi esattamente sul baricentro del proprio corpo e, di conseguenza, è perfettamente perpendicolare alla parete. In questo modo è possibile ribaltare concettualmente il piano verticale e cercare di concepirlo come se fosse orizzontale: il vocabolario dei movimenti possibili diventa molto più vasto e permette di eseguire con una naturalezza lunare movimenti e salti che nella normalità sarebbero impossibili.

Oggi la danza verticale rappresenta ancora una nicchia e, naturalmente, fatica ad essere riconosciuta come una forma di danza a sé stante. Tuttavia, i presupposti per uno sviluppo interessante di questa disciplina non mancano. Sono ormai decine le compagnie, anche sperimentali, che scelgono di provare a lavorare con questa tecnica e le coreografie prodotte sono via via più articolate.

Lentamente, ma costantemente, il lavoro di Trisha Brown si sta rivelando un’idea davvero innovativa.

Le vertigini della danza verticale ultima modifica: 2015-03-26T09:00:59+00:00 da luca

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