Le continue metamorfosi della danza jazz

Danza jazz” è un’espressione legata al mondo della danza piuttosto difficile da definire e sempre aperta alle influenze di altri tipi di musica e ballo. Quello della danza jazz è un mondo in costante evoluzione, tanto che le varietà e gli stili di questa disciplina aumentano sempre di più.
Gli esordi della danza jazz coincidono con la fine dell’Ottocento, il periodo della tratta degli schiavi, che venivano trasportati dall’Africa e dal Sud America per raggiungere le aree settentrionali, più civilizzate del Nuovo Continente.

Come alcuni di noi avranno avuto modo di osservare, le popolazioni afroamericane si sono sempre dedicate all’espressione delle proprie emozioni attraverso i movimenti del corpo, praticando delle danze tribali davvero molto caratteristiche. In particolare, nelle antiche tribù africane ancora oggi il corpo diventa il mezzo per lasciar fluire l’energia interiore, scatenando ogni muscolo in gesti piuttosto frenetici, apparentemente senza una direzione.

Gli schiavi portarono con sé questa importante cultura tribale anche nelle grandi piantagioni americane. Le ore di lavoro nei campi erano sfiancanti, il trattamento riservato agli schiavi insostenibile, ma nonostante ciò, non mancavano i momenti in cui uomini e donne potevano riunirsi attorno ad un fuoco, per riscattarsi delle angherie subìte durante il giorno, danzando.

Con il passare degli anni, i balli degli schiavi riuscirono a radicarsi nel territorio del Nord America, avviando così quel processo di fusione che porterà qualche tempo dopo alla creazione delle prima forme di danza jazz.

Ci troviamo nei primi decenni del Novecento, periodo particolarmente florido per la musica e il ballo. Mentre la tratta degli schiavi si avvicina al periodo del declino, in Europa e in Nord America si sente parlare di Charleston, Boogie Woogie, Swing, Lindy Hop, tutti balli che portano con sé una rinnovata voglia di libertà, di movimento e di energia. Non a caso, si tratta di elementi imprescindibili anche per le danze tribali.

È così che progressivamente si avvia un’importante fusione tra le varie correnti, l’una incuriosita dall’altra. La libertà dei balli afroamericani diviene un elemento importante per i danzatori europei e nordamericani, e viceversa, gli schiavi, ormai riscattati, sentono il bisogno di incanalare la propria energia in schemi leggermente più direzionati.
Da questo incontro nasce quindi la prima danza jazz, fatta di movimento, libertà, indipendenza, ma soprattutto, di apertura verso tutte le altre culture esistenti al mondo. I frenetici, quasi sconnessi gesti delle antiche popolazioni tribali si fanno ancora sentire, ma iniziano ad essere incanalati all’interno di una disciplina ben precisa, in costante evoluzione.

Nello scenario di New Orleans, in particolare, il jazz dilaga nelle sale da ballo, ma anche nella musica, con l’eterno Louis Armstrong, mentre grandi ballerini e coreografi di fama mondiale, come George Balanchine e Bob Fosse, abbandonano temporaneamente il mondo della danza classica e moderna, per seguire questa nuova corrente.

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Tra gli artisti che hanno contribuito alla crescita della danza jazz, inoltre, troviamo anche la talentuosa Katherine Dunham. La storia di questa incredibile ballerina in qualche modo si ricollega a quella del jazz, poiché suo padre, Albert Millard, discendeva proprio da alcuni schiavi del Madagascar. In questo modo, Katherine aveva avuto modo di avvicinarsi alla cultura sudamericana, soprattutto nel campo del ballo. Fu proprio da questa passione che negli anni Cinquanta decise di colmare l’assenza delle danze caraibiche e latinoamericane nello scenario settentrionale, inserendone frequenti accenni nella danza jazz.

Approdata definitivamente nelle sale da ballo americane ed europee, la danza jazz rimane confinata nel settore dei balli popolari e dei palcoscenici di Broadway fino alla seconda metà del Novecento, quando diverse scuole di danza decidono di aprirsi all’insegnamento di questa importante disciplina, sebbene sia difficile identificare uno stile ben preciso.

Il jazz, infatti, si sviluppa molto a partire dall’improvvisazione, partendo dallo stato d’animo del ballerino, per cui il suo insegnamento risultava e risulta ancora adesso difficile. Non è un caso, infatti, che secondo i più grandi artisti mondiali, la danza jazz rimane la disciplina più delicata da definire e trasmettere agli allievi didatticamente parlando proprio perché molti insegnanti si rifugiano talvolta dietro al suo carattere libero e multidisciplinare, considerando lecita ogni variazione personale. Come sempre l’essere dei ballerini esperti e capaci e il saper insegnare la propria arte a un allievo sono degli aspetti che spesso non si trovano in sintonia. La trasmissione delle proprie conoscenze, soprattutto in una tipologia di danza come quella jazz, dipende molto dall’approccio didattico, tecnico ma anche emotivo ed etico del maestro, il quale deve essere in grado di accompagnare il ballerino nel suo viaggio alla scoperta delle proprie potenzialità espressive tra libertà di esecuzione e tecnica.

Le continue metamorfosi della danza jazz ultima modifica: 2015-09-14T09:16:26+00:00 da luca

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