La danza della vita di Edward Munch

Esistono opere d’arte particolarmente evocative, in cui i significati simbolici si stratificano, frutto del genio di artisti unici nella storia dell’arte. Tra tutti gli espressionisti, Edward Munch è considerato uno dei precursori del movimento, e rappresenta ancora oggi uno dei pittori più celebri e ricordato soprattutto per L’urlo, opera del 1893.

L’esistenza umana, la multilateralità della donna, capace di unire in un unico spirito gli aspetti più luminosi e lunari dell’umanità, creazione e distruzione, l’angoscia che scuote la realtà e le contraddizioni della mente sono dei temi profondamente analizzati dall’artista norvegese.

I disagi esistenziali, la contrapposizione tra istinto e razionalità, il richiamo per il misterioso, e al contempo la paura delle pulsioni e il mondo dell’eros, sono dei livelli semantici che Munch ha espresso attraverso scelte stilistiche precise.

Munch - danza della vita

Colori audaci, linee ripetute, irreali e immagini deformate secondo gli stilemi che troveranno piena evoluzione dell’espressionismo maturo sono alcuni dei tratti estetici tipici del percorso creativo del pittore contemporaneo.

Il mondo della danza ha costituito una grande fonte di ispirazione per l’artista. La danza della vita, opera che appartiene al biennio 1899-1900, è uno degli esempi artistici di età contemporanea che ricorre al tema della danza in maniera assolutamente unica.

La specificità dell’opera è legata al fatto che il ballo viene qui utilizzato per esprimere il mondo interiore dell’artista con tutti i suoi tormenti a differenza di molte altre opere di epoca impressionista, dove per esempio il ballo e le scene di danza collettiva erano manifestazione di una civiltà che correva luminosa verso il progresso moderno.

Siamo di fronte a un’opera in cui i personaggi danzano consumando il proprio dramma, la disillusione, il tempo che passa, la sensazione di non essere artefici del proprio destino. La donna, che da sempre ha colpito l’immaginario di Munch, viene qui ritratta cogliendone tre diversi aspetti che sono evidenziati dall’uso di altrettanti colori simbolici.

La purezza femminile viene esaltata dall’uso del bianco delle vesti e dal fiore che simboleggia la nascita e cresce accanto alla prima figura.

Gli aspetti più sensuali dell’età adulta vengono espressi dal rosso sangue che travolge la figura maschile. Infine l’abito nero non può che evocare la fine o il termine della vita terrena.

Anche lo scenario in cui sono immersi i protagonisti con il prato verde scuro, la spada che incombe all’orizzonte contribuiscono a rendere il lavoro un vero e proprio simbolo del “ciclo della vita”.

Il ballo diventa così ancora una volta un linguaggio che riesce a esprimere non solo gli aspetti più ludici e gioiosi dell’esistenza umana ma anche quelli più tumultuosi, dinamici, di lotta e contraddizione.

Si tratta di aspetti comuni all’uomo del primo Novecento, così disorientato di fronte agli eventi del proprio tempo, e in balìa di una danza sfrenata, quella della propria esistenza e di quella collettiva, che doveva apparire un ciclo inesorabile, un procedere sino alla fine dei propri giorni, senza avere un controllo reale su quanto accade.

L’amore è esso stesso un sentimento disorientante che può travolgere, annullare la propria individualità in una fusione che doveva apparire agli occhi del pittore pericolosa quanto affascinante.

La danza è ancora una volta un forte richiamo simbolico per un’arte, quella contemporanea, che ha saputo allontanarsi dall’idea del bello estetico per rimuovere letteralmente il velo delle illusioni, lasciando affiorare gli aspetti della vita che pur appartengono all’animo umano, mettendo da parte stilemi e preconcetti per far parlare direttamente il mondo delle emozioni attraverso la danza dei colori, delle linee, delle forme in tumulto.

La danza della vita di Edward Munch ultima modifica: 2015-07-14T08:00:44+00:00 da luca

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