Da Buenos Aires a Teramo, la vita di Liliana Merlo

Liliana Merlo è stata una delle migliori coreografe e danzatrici italiane, ma il suo nome resta ancora parzialmente sconosciuto a buona parte del pubblico.

Nacque a Buenos Aires nel 1925, figlia di due poveri emigranti italiani. Nonostante le difficoltà economiche, riuscì ad avviarsi agli studi della danza accademica anche se, in prima battuta, la cosa avvenne per strade non convenzionali: risale infatti solo al 1940 la sua iscrizione al Conservatorio Nazionale della capitale argentina. Nel periodo a cavallo fra le due guerre, però, a Buenos Aires confluirono moltissimi artisti e la città respirava un clima realmente europe sul piano culturale. Le prime influenze della Merlo probabilmente originarono dalla visione delle maggiori compagnie di balletto che transitarono nei teatri della città.

Nel 1941 iniziò a frequentare il corso di danza accademica presso il Conservatorio, ottenendo il completamento degli studi quattro anni più tardi, il 15 novembre 1945. Aprì la sua scuola privata nel 1946 e si esibì in questo periodo, oltre che nei propri spettacoli , con il Corpo di Ballo Argentino e con il francese Ballet de Jeunes Étoiles.

merlo

Il suo interesse, però, andava molto oltre il formalismo della danza accademica. Da sempre interessata alle danze folkoriche, si interessò in particolare alle danze di origine ispanica e si concentrò, come è facile immaginare, sul ruolo del flamenco. Negli anni ’50 lavora comunque su moltissimi fronti, creandosi un’aura artistica poliedrica destinata ad accompagnarla durante tutta la sua carriera. Il suo ultimo lavoro argentino fu la “sinfonia perpetua”, basata su uno Scherzo della Settima Sinfonia di Beethoven.

Avvenne infatti poi il desiderato trasferimento in Italia, destinato a segnare fortemente la sua carriera che improvvisamente inizió a farsi più riflessiva e improntata alla ricerca sul movimento e sul ruolo del danzatore. Entrò a far parte dell’Accademia Nazionale di Danza, a Roma, sotto l’ala di Jia Ruskaja, che le impartì non solo un solido bagaglio tecnico, ma soprattutto quella visione mentale e estetizzante della danza che aveva elaborato la grande insegnante.

Liliana-Merlo

È però il cosiddetto periodo abruzzese a determinare la caratura reale del suo lavoro. Dal 1962 la Merlo viene incaricata di reggere la cattedra di Danza Classica ad Ascoli Piceno.

Con pochi mezzi iniziali e insediata in un territorio scarsamente orientato alla cultura dello spettacolo moderno, dà origine a molte scuole seguendo personalmente centinia di allievi. In circa quarant’anni realizza moltissime coreografie e messe in scena, soprattutto a scopo didattico. Ma, parallelamente, tenta di segnare un proprio lavoro di ricerca che punti alla fusione di tutte le arti del movimento, con riferimenti chiari a Isadora Duncan e Nijinsky, senza perdere di vista le ricerche in atto nel territorio nordamericano, in particolare quella di Martha Graham.

Nel 1959 è a Teramo per dare alla Scuola di Danza accademica “Città di Teramo”. Inizia in questo periodo a impartire le prime lezioni basate sul proprio metodo, che presenta la danza come una forma di arte pittorica vivente, implementando quindi il concetto di tableau vivent.

Tutta la lunga carriera della Merlo è indirizzata, fino alla morte avvenuta a Teramo nel 2002, all’insegnamento e alla diffusione della danza, soprattutto fra i giovani. Forse è proprio grazie alla sua determinazione nel mostrare e spiegare come affrontare la danza in maniera non strettamente accademica che oggi si ricorda Liliana Merlo come una delle più grandi pedagoghe italiane nel campo della danza.

Da Buenos Aires a Teramo, la vita di Liliana Merlo ultima modifica: 2015-04-27T08:00:44+00:00 da luca

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