Giselle, Swanilda, Medea e Carla

Giselle, Giulietta, Cenerentola, Swanilda, Medea, Francesca da Rimini… qual è il denominatore comune a questi personaggi? Se parliamo di danza non ci sono dubbi: Carla Fracci.

Nel corso della sua eccezionale carriera, la Fracci ha interpretato più di duecento personaggi: ruoli, presenze e storie portate sulla scena con immenso carattere ed un trasporto emotivo così penetrante da convincerci delle sue stesse parole: “il balletto ha un linguaggio più penetrante di quello teatrale, forse è proprio l’assenza della parola a renderlo tale”.

La sua vita artistica non iniziò certamente con un sogno nel cassetto. Anzi: non sapeva niente di balletto. Viveva in campagna, un territorio che amava e che la completava. “Volevo bene sia ai contadini sia alle bestie, ero a mio agio, li sentivo parte di me”. Fu un caso fortuito a spingerla verso la danza.

Venne infatti vista da una signora mentre ballava il tango con suo padre in una sera estiva all’Idroscalo di Milano, e l’effetto fu tanto forte da spingere l’ammiratrice a suggerire ai genitori una possibile iscrizione della figlia all’accademia della Scala.

In realtà, essendo svogliata e annoiata dal rigore accademico, si dilungava e non era certamente leziosa nello svolgimento degli esercizi necessari previsti dal corso.

Gli insegnanti, d’altronde, non la ritenevano dotata di grande talento: venne infatti giudicata “da rivedere”. Con buone probabilità sarebbe tutto finito entro poco tempo se non avesse assistito ad uno spettacolo di Margot Fonteyn.

Un lampo simbolico di straordinaria potenza che la spinse ad avvicinarsi di più allo studio e a fare mostra di rinnovata determinazione. Oggi, al contrario della prima gioventù, è ben consapevole che il lavoro di una ballerina è costellato di disciplina, rigore e sacrificio.

Un lavoro che, nel caso della Fracci, si traduce in una carriera di assoluto pregio: il diploma alla Scala avviene nel 1954, entrando a far parte del Corpo di Ballo nel 1955.

Carla Fracci - Rudolf Nureyev
Carla Fracci e Rudolf Nureyev.

Naturalmente, anche la fortuna, che come si sa aiuta gli audaci, ha avuto un ruolo importante agli inizi: dato il “passo d’addio” all’accademia, alla Scala viene rappresentata la Cenerentola ma Violette Verdy, la prima ballerina dell’Opéra di Parigi, sceglie di non presenziare ad alcune recite.

Carla dunque viene vista come una possibile sostituzione e, dopo una prova in palcoscenico, si conferma come scelta definitiva per la parte principale. È il 31 dicembre 1955: il debutto di una grande artista e l’inizio di una carriera esemplare sui palchi più importanti…

Diviene dunque, nel 1958, prima ballerina della Scala e, contemporaneamente, conosce John Cranko, il grande coreografo impegnato al tempo nella produzione del suo nuovo balletto Romeo e Giulietta che la vuole per il ruolo femminile.

Successivamente, nel 1959, al Royal Festival Hall di Londra interpreta per la prima volta Giselle: si tratta probabilmente del personaggio con cui la nostra danzatrice si rende celebre davanti ai pubblici esteri, e certamente il più famoso di tutta la carriera successiva.

Non mancheranno comunque interpretazioni di ruoli femminili tradizionali nella danza classica: Aurora, Odile/Odette, Swanilda, Gelsomina, sempre e comunque indossati e ravvivati meravigliosamente grazie ad una delicatezza sensazionale. Carla Fracci diventa la ballerina-interprete per eccellenza.

Recentemente la Fracci è stata alla direzione del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma ed ancora oggi, nelle sempre più rare occasioni di danza in pubblico, non cessa di stupire con la sua grande maestria.

Giselle, Swanilda, Medea e Carla ultima modifica: 2015-09-04T03:42:17+00:00 da luca

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