Lo swing: una musica per ballare

Alain Locke, importante pensatore statunitense, aveva già ai suoi tempi ben chiaro che ruolo avesse il jazz nella cultura americana: “per un terzo, il jazz è un tipico idioma nero, per un terzo rientra nel modo di pensare della ordinaria classe media americana, e per un terzo è espressione dell’”era delle macchine”, che diventa, sempre più, occidentale piuttosto che americana”.

Leggere oggi, a quasi un secolo di distanza, queste parole, ci fa capire quanto Locke avesse ragione.

Nel decennio dal 1935 al 1945, infatti, il jazz fu per la prima volta dominio non solo degli afroamericani, ma diventò una questione popolare americana: tanto dei neri quanto dei bianchi, cioè della classe media. Dopo soli tre anni di New Deal, la Grande Depressione cominciata nel 1929 era superata. Di conseguenza, i giovani iniziarono a sentire che il momento di una svolta era giunto, e fra i vari cambiamenti anche la musica venne coinvolta.

Non era più tempo di canzoni sentimentali e ballate: nasceva una musica frizzante, spensierata e allegra, tagliata su misura per i ballerini più virtuosi e con i muscoli allenati. A questa musica fu dato il nome di swing – che già da tempo indicava, nel jazz, l’oscillazione ritmica tipica delle musiche afroamericane.

A questa trasformazione prendevano parte sia i bianchi che i neri, che per la prima volta vedevano riconoscere attenzione ed interesse alla propria cultura musicale. Il gusto della classe media americana, però, ebbe la sua influenza: la nuova musica attingeva a piene mani dalla tradizione del jazz ma veniva levigata e messa a punto con precisione come un perfetto standard che si adattasse ai gusti più difficili del nuovo pubblico. In ogni caso, ciò che prima era considerato folklore, ora era visto come un funzionale prodotto di consumo.

Benny Goodman

A dare il via alla cosiddetta swing craze, la follia dello swing, fu certamente Benny Goodman, grande clarinettista e uno dei primi jazzisti bianchi che non mostrasse pregiudizi di alcun tipo verso la cultura nera. È noto il grande successo dell’orchestra di Goodman al Paramount Theatre di New York, nel 1937: ai cinque spettacoli del primo giorno assistettero più di ventimila persone e per la prima volta, nella storia dello spettacolo, si videro gli spettatori ballare tra le file di poltrone del teatro, sul palcoscenico, sugli spalti, in una sorta di comune delirio.

Il Savoy, movimentato locale di Harlem – New York – resta comunque uno dei punti focali del grande swing, sia per i musicisti che per i ballerini. Si trattava di un locale che offriva, come altri del resto, serate che continuavano fino al giorno dopo, concludendosi con la breakfast dance delle 8 del mattino. Mentre sul palco si esibivano le grandi orchestre del periodo, da Benny Goodman a Count Basie o Chick Webb, sulla pista centinaia di persone facevano sussultare il pavimento. Il locale, fra l’aria fumosa e i ritmi elettrizzanti, diventava un vortice di musica e ballo destinato ad aprire il passo al rock and roll.

Lo swing: una musica per ballare ultima modifica: 2015-08-26T01:33:56+00:00 da luca

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